L’Anemia da Carenza di Ferro

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L’Anemia da Carenza di Ferro: una situazione molto eterogenea da indagare sulla base della clinica e dei dati di laboratorio.

L’anemia sideropenica è una patologia frequente, così frequente da costituire in certe fasce di età e nel sesso femminile una patologia di interesse sociale; per tale motivo dovrebbero occuparsene non solo i medici, ma anche la società nelle sue branche assistenziali.

Si stima che il 20% di tutte le donne di età premenopausale abbia una carenza marziale più o meno manifesta.

Sebbene il nome riferisca i suoi sintomi all’anemia, la condizione interessa non solo il sangue, ma tutti i tessuti, da quello muscolare al sistema nervoso centrale.
Si comprende così come non raramente i disturbi a carico del sistema nervoso centrale sono preminenti, con irritabilità, incapacità a concentrarsi e difficoltà nello svolgere compiti cognitivi complessi.

Quando si considera l’elevata frequenza di questa condizione nel sesso femminile ed in un’età di pieno impegno lavorativo, si può comprendere quanto il diagnosticare e curare l’anemia sideropenica sia importante non solo per il singolo paziente, ma anche per la produttività e il benessere sociale.
I programmi di screening appaiono quindi giustificati.

A fronte di questa importanza per il paziente e per la società nel suo complesso, l’anemia sideropenica non raramente viene sottodiagnosticata e una fascia non indifferente di donne si rassegna a sopportare per anni i danni fisici della carenza marziale, ritenendo erroneamente che lo stato sia irrisolvibile e quindi da sopportare con rassegnazione.

Questo convincimento nasce dagli scarsi risultati del trattamento o dal fatto che un trattamento di alcuni mesi risulta insufficiente.
In realtà, quanto il trattamento debba essere prolungato o quale risultato possa essere atteso dipende dalla comprensione della fisiopatologia della condizione del paziente.

In pratica, essendo la meno-metrorragia la causa più frequente di abnormi perdite ematiche nella donna fertile, per impostare un congruo trattamento occorre stimare l’entità delle perdite mestruali.

Nella realtà clinica, invece, a fronte di risultati scarsi o temporanei, viene spesso invocato un presunto mancato assorbimento del ferro orale.
Ciò porta la paziente ad adattarsi alla condizione e a perdere la motivazione a perseguire un controllo efficiente dello stato anemico.

Una malattia sistemica può inoltre condizionare uno stato flogistico cronico, che simula la sideropenia con bassi livelli di sideremia ma valori normali di ferritinemia.
La contemporanea valutazione di VES e proteina C reattiva aiuta a chiarire la diagnosi.

Il mancato assorbimento del ferro è in effetti una causa possibile ma piuttosto infrequente, e altre cause di perdita cronica devono essere escluse prima.
L’incremento della cosiddetta chirurgia bariatrica (resezioni gastriche o bypass intestinale) ha reso più frequente tale evenienza.
Anche Morbo di Crohn e celiachia sono cause rare di ridotto assorbimento.
Inoltre, la gastrite cronica autoimmune e quella associata ad Helicobacter pylori sono altre cause possibili: in questi casi, il trattamento dell’HP può risolvere l’anemia sideropenica anche senza supplementi orali di ferro.

Se questa è la situazione clinica della donna in età premenopausa, nell’uomo e nella donna postmenopausa la causa più frequente di anemia sideropenica è invece la perdita ematica cronica da lesioni gastroenteriche.
In questi casi, l’anemia sideropenica deve essere considerata un importante indizio e il paziente deve essere indagato per patologie gastrointestinali, anche di natura neoplastica.

Rare cause di anemia sideropenica possono trovarsi in:

  • Deficit congenito di DMT1 e ferroportina
  • Perdita cronica per emosideruria (in EPN o nei disordini emostatici come la malattia di von Willebrand)
  • Malattia di Rendu-Osler, con teleangectasie intestinali visibili solo alla videoendoscopia.

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