La trombofilia del Fattore V Leiden (FVL), che è la più comune mutazione congenita protrombotica tra le popolazioni caucasiche, è caratterizzata da una scarsa risposta anticoagulante alla proteina C attivata (PCA) per un’aumentata resistenza alla degradazione del FVL alla stessa PCA. Ciò configura un aumento del rischio di tromboembolia venosa (TEV).
La trombosi venosa profonda è la TEV più frequente, essendo le gambe il sito più comune. La trombosi in luoghi insoliti è meno comune.
Fattori di rischio e genetica
L’espressione clinica della trombofilia del FVL è influenzata dal numero di alleli.
- L’eterozigosi per il FVL è associata a un aumento da tre a otto volte del rischio di TEV.
- Per gli omozigoti, questo rischio sale fino a 80 volte rispetto alla popolazione normale.
Poiché le patologie genetiche trombofiliche coesistenti e i disturbi trombofilici acquisiti hanno un effetto additivo sul rischio trombotico complessivo, nei pazienti con FVL è opportuno prevedere ulteriori test per la trombofilia, tra cui:
- Fattore VIII
- Mutazione G201210A della protrombina
- Livelli di AT, proteina C ed S
- ACA, LAC, omocisteinemia
È inoltre importante valutare i fattori di rischio circostanziali, come:
- Viaggi prolungati
- Cateteri venosi centrali
- Gravidanza
- Uso di contraccettivi orali
- Terapia ormonale sostitutiva
- Modulatori selettivi del recettore dell’estrogeno
- Obesità
- Trapianto di organi
- Età avanzata
- Presenza di neoplasie
- Interventi chirurgici
Trombofilia ereditaria e gravidanza
Nella sistematica review e meta-analisi pubblicata nel 2017 sul BMJ da Nanne Croles et al., è stato dimostrato che le donne con trombofilia ereditaria hanno un rischio aumentato di gravidanza associata a TEV.
- Alto è il rischio assoluto di TEV in gravidanza per le donne con le rare trombofilie di deficit di antitrombina, proteina C, proteina S e mutazione omozigote del FVL.
- Il rischio non è aumentato per l’associazione tra FVL e mutazione della protrombina G20210A.
- Per le donne eterozigoti per FVL o per la mutazione della protrombina G20210A, il rischio assoluto è leggermente aumentato, ma limitato a donne con storia familiare e/o anamnesi positiva.
- La maggior parte degli episodi di TEV si è verificata nel periodo postpartum.
Indicazioni sulla profilassi in gravidanza
Secondo Martinelli et al. (2018) e le linee guida SISET (2009):
- Nelle portatrici asintomatiche di eterozigosi per FVL in gravidanza e senza precedenti di TEV, si consiglia osservazione clinica e profilassi con EBPM solo nel puerperio (sei settimane dopo il parto).
- Per le donne asintomatiche ma in omozigosi per il FVL o portatrici della doppia eterozigosi (FVL e G201210A della protrombina), si consiglia profilassi estesa per tutta la gravidanza.
Secondo Bates et al. (2016) e le linee guida ACCP (2012):
- La profilassi postpartum nelle donne gravide eterozigoti dovrebbe essere condotta solo se hanno una storia familiare positiva per TEV.
- Nel caso di precedenti episodi di TEV, la profilassi va estesa per tutta la gravidanza.
- Se non vi è storia familiare positiva e/o un precedente episodio di TEV, la profilassi va riservata solo al puerperio.
Secondo Nanne Croles et al.:
- Per le donne eterozigoti per FVL o per la mutazione della protrombina G20210A, si suggerisce solo vigilanza clinica, anche in caso di storia familiare positiva di TEV.
- Lo stesso vale per le donne in eterozigosi con associazione di FVL e mutazione della protrombina G20210A.
- Per le donne omozigoti per il FVL, la profilassi è indicata solo in presenza di storia familiare positiva e fattori di rischio aggiuntivi per TEV.
Conclusioni
Da ciò si evince che, qualunque protocollo venga applicato, il progetto terapeutico deve basarsi su:
- Un’accurata analisi dello stato clinico della paziente.
- Un coinvolgimento attivo della paziente nella decisione terapeutica.
- Un’informazione chiara e condivisa tra medico e paziente.






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